Pagina principale Notizie sul sake Milano sake festival: il report del sabato

Milano sake festival: il report del sabato

di il Sake
928 visualizzazioni
Milano sake festival report


Il weekend a cavallo tra fine settembre e il primo di ottobre si è tenuto a Milano, nella cornice della Cascina Cuccagna, l’edizione 2017 del Milano Sake Festival, organizzato da La via del sake. Ma com’è andato?

Purtroppo questo report sarà un po’ monco, in quanto la domenica non è stato possibile andare… quindi passiamo subito al sabato.

Pubblicato da BereGiapponese su Giovedì 5 ottobre 2017

La manifestazione si svolge al primo piano di Cascina Cuccagna e si snoda tra le varie sale, stanze e stanzette dell’edificio, compresa la terrazza che dà sul giardino, luogo ideale per sorseggiare qualcosa seduti a un tavolo.

Tra i vari espositori si potevano riconoscere sia gli stand di distributori/importatori, sia realtà ben più circoscritte, dove un solo brand esponeva i suoi migliori prodotti. Si passava, quindi, da lunghi tavoli con decine di bottiglie e diversi rappresentanti, a più modesti stand dove a farla da padrone erano anche solo due bottiglie.

Pubblicato da BereGiapponese su Mercoledì 4 ottobre 2017

Oltre al sake anche una selezione di whisky giapponesi era presente alla manifestazione, con un barman pronto a mixare e servire svariati cocktail a chi voleva provare un altro alcolico con cui il Giappone, in questi ultimi anni, si sta distinguendo a livello globale.

Passando al sodo, cosa ho avuto modo di provare con i miei gettoni per la consumazione? Innanzitutto, dovevo provare del sake frizzante!

Il primo è stato un sake della Takara, il MIO.  Si tratta di un junmai molto leggero, 5% di volume, al quale è stata aggiunta anidride carbonica per renderlo frizzante. Pare che vada moltissimo in Giappone, soprattutto tra i giovani e le donne, grazie al suo gusto fresco e delicato, perfetto praticamente per ogni momento della giornata. Un sake molto “commerciale”, per così dire, che ammicca soprattutto a chi non è pratico di questa bevanda e cerca un punto d’incontro con qualcosa di più occidentale.

Pubblicato da BereGiapponese su Mercoledì 4 ottobre 2017

Non è stato però l’unico sparkling della giornata, in quanto dalla prefettura di Niigata era presente un nigori frizzante, l’Hakkaisan Sparkling Nigori. Si tratta quindi di un sake torbido, lattiginoso e dolciastro, ma con un perlage molto gradevole al palato. Un sake inaspettato, perché non avendo mai provato un sake frizzante prima di quella sera, non pensavo avrei trovato pure un nigori frizzante!

Hakkaisan Sparkling Nigori

Hakkaisan Sparkling Nigori

Sempre da Niigata, stavolta della cantina Koshinohana, il Kawasemi, un junmai (no alcol) genshu (non diluito) molto fruttato e floreale e con sentori di spezie sia al naso che al palato. Servito rigorosamente fresco, si è rivelato uno dei migliori sake provati durante la serata, anche se il microscopico stand e l’addetto non hanno fatto niente per suscitare interesse nei prodotti…

Kawasemi

Kawasemi

Lo stand più grande, quello che occupava la sala principale, era destinato ai sake prodotti nella prefettura di Iwate. I produttori presenti, accompagnati da simpatici rappresentanti delle cantine e da qualche mascotte sul tavolo, erano tre: Asabiraki, Nambu Bijin e Ryoban Shuzo. I sake presenti erano undici, tra cui alcuni vincitori del titolo IWC e altri presenti solamente a fini degustativi.

Ho avuto modo di assaggiarne tre, mentre ascoltavo le spiegazioni che mi venivano date sui sake. Il primo è stato il Takumi no Shizoku, della Ryoban Shuzo. Un sake junmai daiginjo dal grado alcolico abbastanza alto (17-18°), dal gusto fruttato, e piuttosto secco, con un nihonshu-do (日本酒度), o SMV, di +6.

Sempre prodotto da Ryoban Shuzo il Kanzan junmai ginjo, che porta il nome onorifico Kanzan del tempio Chusonji di Hiraizumi, patrimonio dell’Umanità. Un sake molto equilibrato, sia di sapore che di profumo.

Ultimo di questo stand è stato lo Shinpaku, un junmai ginjo prodotto dalla Nanbu Bijin, sempre di Iwate. Un sake molto fruttato e aromatico, succoso al palato ma secco sul finale. La sua etichetta rappresenta il cuore del chicco di riso e il nome significa “battito del cuore”.

Shirayuki Edo Genroku

Shirayuki Edo Genroku

Un altro sake che mi ha colpito particolarmente è stato lo Shirayuki Edo Genroku, un sake prodotto seguendo un’antico procedimento del periodo Edo, e fatto invecchiare in fusti di legno Taru. Da qui ne risulta un colore ambrato, più simile a un cognac, e un gusto che richiama soprattutto tabacco e caramello. Paragonabile a un vino da meditazione, non è consigliabile a tutto pasto ma più con formaggi o cioccolato, servito anche a temperatura ambiente.

Continuando con le note positive, da Gekkeikan, brand arcinoto nel mondo del sake, ho provato il Nouvelle, un tokubetsu honjozo estremamente versatile e facile da bere, dove l’umami e l’acido tendono a prevalere sulle note fruttate, per esaltare di più i cibi a cui si accompagna. Come note di contorno, questo sake ha vinto per 4 volte consecutive la medaglia d’oro Monde Selection e… ha un tappo estremamente elegante!

Non tutto però è stato positivo.

Parlando dei singoli sake, il piccolo stand della HEAVENSAKE attirava sia per il packaging estremamente moderno delle bottiglie esposte, sia per le ragazze addette alle degustazioni. Purtroppo non sempre è tutto oro quel che luccica e il junmai ginjo realizzato in collaborazione tra Régis Camus, la mente dietro gli champagne Piper-Heidsieck, e URAKASUMI mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Note alcoliche troppo presenti, una sensazione generale di “dozzinalità” che non mi è piaciuta affatto. E penso non solo a me, data la scarsa affluenza a quello stand…

ENTER.sake

Altra nota negativa, o meglio non pervenuta, è stata quella di ENTER.sake. Avevo già assaggiato in passato il Silver, un ottimo junmai ginjo aromatico e floreale, e non vedevo l’ora di poter provare qualcos’altro dei loro sake esposti. Purtroppo il tempo tiranno e il ragazzo a rappresentare il brand un po’ troppo loquace ha fatto sì che non lo trovassi mai non impegnato a esporre i prodotti con solerzia di parole. Sarà per un’altra volta!

Ultima nota negativa, il mancato brindisi di mezzanotte per la giornata del sake! Lo ammetto, ero andato dopo cena anche per quel motivo, com’era stato scritto sul programma, invece a mezzanotte siamo stati tutti gentilmente ma fermamente invitati a uscire, che il locale pare stesse chiudendo…

Un’esperienza estremamente positiva, organizzata con professionalità da La via del sake, e che spero possa continuare negli anni con sempre più persone interessate a questo tipo di bevanda.


Questo articolo contiene alcuni link di affiliazione.

potrebbero interessarti